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Torino e le nuove schiavitù. La sintesi dell’incontro con Cinzia Bragagnolo e Luciano Miolano

Giovedì 10 dicembre 2020 l’associazione Nuova Generazione per il Bene Comune ha organizzato il quinto evento del progetto TO2031 sul tema della tratta di esseri umani e dello sfruttamento. All’evento hanno partecipato Cinzia Bragagnolo, responsabile del progetto Nave del Comune di Venezia e Luciano Miolano, responsabile Area sicurezza dell’associazione e poliziotto municipale.

Giacomo Bo, socio di Nuova Generazione, ha introdotto l’evento con una panoramica teorica sui concetti e sui progetti esistenti in materia di anti-tratta in Italia, grazie al bando del Dipartimento Pari Opportunità. In particolare, il Piemonte ha un progetto avviato con la Valle d’Aosta, che dura 15 mesi.

Con l’articolo 3 del Protocollo di Palermo delle Nazioni Unite del 2000 (Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini) definiamo il concetto di Tratta di esseri umani per differenziarlo da quello di sfruttamento lavorativo e sessuale: “indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento  o il prelievo di organi”.

L’intervento di Bragagnolo si può sintetizzare con il racconto di un lavoro di responsabilità di un ente, Nave, Network anti-tratta per il Veneto, che comprende sia attori pubblici sia privati e che  agisce a tutela e per l’empowerment della vittima dello sfruttamento lavorativo o sessuale. Gli assi di intervento di Nave sono 4: 1. l’attività di ricerca delle situazioni di sfruttamento per salvaguardare il diritto alla salute; 2. l’attività di informazione delle vittime dei servizi disponibili; 3. il processo di valutazione del caso e il servizio di prima assistenza alla vittima; 4. il lavoro di mediazione delle conflittualità e quello della consapevolizzazione della cittadinanza.

Bragagnolo ha ricordato anche i dati sulla situazione italiana perché il Nave gestisce il numero verde nazionale: le persone contattate da unità di strada sono tra le 25 e le 35mila (i dati non sono precisi perché non si chiedono le carte di identità e c’è  una forte mobilità). Le persone che hanno usufruito dei servizi di assistenza nazionali sono 3.431. 779 sono quelli che hanno aderito al programma di inserimento. I maschi riguardano il 20% della popolazione contattata.

Sono tra le 25.000 e le 35.000 persone quelle contattate dalle unità di strada del servizio di assistenza nazionale.

Miolano ha raccontato la necessità di lavorare su più livelli. “La sicurezza è un qualcosa di troppo prezioso per lasciarla in mano solamente a chi si occupa della stessa”. La vittima deve essere al centro dell’attività di polizia e dei processi investigativi. Si parte dalla vittima con l’ascolto, attraverso il lavoro di prossimità relazionale, e si finisce con l’inserimento della vittima nella comunità di appartenenza a seguito della conclusione dell’attività investigativa.

Interrogato sulle ordinanze anti-prostituzione comunali, Miolano spiega che, a cominciare dai decreti Maroni per concludere con la legge Minniti, si è passati alla concezione che il Sindaco fosse titolare del potere di regolamentare in base alle esigenze di sicurezza urbana. Questo per certi aspetti è positivo perché permette a chi appartiene alla comunità di occuparsi della sicurezza della stessa, ma sotto altri aspetti ha dato la possibilità a questi di emanare ordinanze, spesso giudicate eccedenti il potere conferitogli.

“La sicurezza è un qualcosa di troppo prezioso per lasciarla in mano solamente a chi si occupa della stessa”.


In sintesi, sono tra le 25.000 e le 35.000 le persone entrate in contatto con le unità di strada nazionali per fenomeni di tratta e sfruttamento. Il progetto veneto Nave racconta come il lavoro delle istituzioni è fondamentale per tutelare la salute dei cittadini. La polizia municipale ha compiti investigativi e di sicurezza che le permettono di agire avendo come obiettivo la tutela della vittima. Non servono dunque ordinanze particolarmente restrittive, ma il sostegno continuativo a progetti di integrazione e sicurezza sia attraverso la partecipazione della Regione Piemonte ai bandi del Dipartimento Pari Opportunità sia attraverso un’azione di prossimità relazionale da parte della polizia municipale.